di Marco Barbieri
CANOSSA (12 maggio 2012) - Castelli, valli, boschi, panorami mozzafiato, campi coltivati, sentieri in cui riecheggiano avventure medievali e castelli. Tutto questo, ma non solo, è il territorio di Canossa. Non solo perché il 23% di questa fetta di provincia di 53,30 chilometri quadrati (abitata da 3670 persone), posa su un terreno argilloso il quale, specialmente se impregnato da lunghi periodi di pioggia, tende a scivolare a valle verso il letto dell’Enza. Ben 12,5 chilometri quadrati di suolo sono sdraiati su corpi franosi attivi o quiescenti e gli effetti di tale situazione si sono visti parecchie volte, non solo nel corso della storia antica, ma anche negli ultimi 40 anni.
Il piano comunale di protezione civile, che fa riferimento alla carta inventario del dissesto idrogeologico del 2003, ha rintracciato 534 corpi franosi di cui 406 attivi e 128 quiescenti. Leggendo il piano si scopre che nel comune sono presenti due abitati, Vedriano (200 abitanti) e Roncaglio (190), perimetrati quali “aree a rischio idrogeologico molto elevato a causa del pericolo di riattivazione di movimenti franosi”.
La quarta puntata del nostro viaggio sulle frane ci ha portato quindi a Canossa dove abbiamo incontrato il primo cittadino Enzo Musi.
Sindaco quali sono le frane che la preoccupano maggiormente?
A parte quella di Rossena che è stata consolidata negli anni passati, le frane che mi preoccupano di più sono le due che scendono nel capoluogo. Una è quella che nel marzo 1973 arrivò in piazza, accanto al teatro, e distrusse diverse case e fabbricati. All’epoca furono evacuate diverse famiglie. Questa si è rimessa in moto l’anno scorso e abbiamo dovuto fare un piccolo intervento da 40mila euro per sagomare e drenare il terreno.
In quell’occasione si fece male qualcuno?
Fortunatamente no, ma quell’onda di terrà accelerò molto negli ultimi giorni prima di finire sulla piazza. Devo dire che, a differenza di altri territori, la nostra fortuna è che non ci sono abitazioni costruite immediatamente al di sotto dei distacchi delle frane. In genere sono abbastanza distanti e il movimento del terreno consente di evacuare prima che qualcuno resti coinvolto.
L’altra frana che la preoccupa è quella di Rio San Luca?
Esatto. Nel 2005 si staccò una frana che scese fino ai piedi della strada provinciale qui vicino al municipio, partendo dalla collina sopra il paese. Si chiama Rio San Luca dal nome del torrente che normalmente passava sotto la via e che in quell’occasione si tappò. In quel caso fu necerìssario un intervento finanziato dal Ministero dell’Ambiente da 800mila euro.
Nel 2004 ci sono stati grossi problemi anche per il borgo di Rossena…
Sì. Franò il terreno ai piedi della rupe su cui sorge il castello spostando a valle l’intero borgo. Anche in quel caso, d’accordo con il Servizio Tecnico di Bacino, provvedemmo ad un’evacuazione mirata a seconda degli interventi di consolidamento via via necessari. Con 1.600.000 euro riuscimmo a mettere in sicurezza tutto il borgo che fu anche riqualificato.
Poi c’è la colata di Roncovetro...
In questo caso si tratta di una delle frane più grandi della regione. E’ impressionante. Si stacca dalla cima del monte Staffola e arriva fino al letto del torrente Tassobbio. Circa 10 anni fa la terra franata creò un lago chiudendo il flusso del fiume, che poi fu svuotato. Inoltre questa frana interrompe una strada che collega Vedriano a Roncovetro.
Riguardo alla caduta di massi giganteschi dalla rupe di Canossa che mi dice?
Ogni decennio la rupe perde un pezzo importante. L’ultimo masso si è fermato sul lato est. Circa 10 anni fa ne cadde uno enorme sul sentiero turistico sul lato nord e ancora prima una serie di pietre si rovesciò sulla stradina che circonda la rupe, e che ora è chiusa, sul lato che guarda l’Enza. La rupe è di arenaria e pian piano si consumerà.
Quindi il castello di Matilde è destinato a sparire?
Bè, rispetto a molti secoli fa, guardando i disegni antichi, il castello risultava essere molto più grande. Comunque la Soprintendenza ha lavorato consolidando la rocca con grandi tiranti in acciaio.
Tornando all’oggi, tenete conto del terreno franoso nel dare le concessioni edilizie?
C’è il divieto assoluto di costruire sulle frane attive. In quelle quiescenti al massimo si può fare un ricovero attrezzi. Noi non abbiamo mai concesso permessi di questo tipo. Poi se parliamo di case penso non abbia nessun senso costruirne altre, basterebbe ristrutturare e abitare gli edifici abbandonati.
Crede che ci siano rischi per le persone che vivono a Canossa?
Direi di no dal momento che il monitoraggio su ogni minimo spostamento di terra è costante e di solito questi non sono rapidissimi. Danni alle strutture sono possibili, anche se ci sono tante variabili da considerare tra cui le condizioni atmosferiche.
Un territorio come il vostro ha bisogno di soldi per essere messo in sicurezza. Come va da questo punto di vista? I finanziamenti arrivano?
Bè, dipende dalle annate. Ci sono anni come questo che sono buoni perché le piogge sono state scarse e i danni pochi. Altri invece in cui a marzo si muove tutto. Il Comune spende circa 40mila euro l’anno per sistemare le strade. Mediamente ne arrivano 30-40mila dalla Regione per mettere in sicurezza situazioni di emergenza. Inoltre a volte si fanno grandi interventi finanziati da Stato e Regione.
Secondo lei servirebbero maggiori risorse?
Certo che sì. I Comuni della montagna avrebbero bisogno di un sostegno economico molto maggiore rispetto a quello odierno. Per sistemare i 100 chilometri di strade comunali che abbiamo ci vogliono risorse immense rispetto ai bilanci.
Se ci fossero i fondi per fare una corretta manutenzione del territorio non si risparmierebbe sui costi degli interventi successivi per tappare le emergenze?
E’ esattamente così.
In questi anni a Canossa sono stati fatti diversi lavori di consolidamento. Possiamo dire che la gran parte delle frane sono oggi stabilizzate?
Quelle più pericolose sì. L’unica che resta imprevedibile è quella di Roncovetro.
Immagino che fare il sindaco qui imponga una vigilanza continua e un rapporto trasparente con i cittadini...
L’amministrazione ha il compito di fare attenzione e monitorare la situazione per prevenire pericoli. Con i cittadini il rapporto è costante e costruttivo. Molte volte ci vengono segnalati problemi sulla viabilità con strade che si spaccano. Anche quello può essere un campanello d’allarme che rimanda all’attivarsi di una frana.