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La festa della Liberazione a Reggio. Delrio: "I mafiosi sono i nazisti di oggi"
Lotta contro la criminalità organizzata: "Non abbassiamo la guardia"

REGGIO EMILIA (26 aprile 2012) - La festa della Liberazione è stata dedicata a Reggio alla lotta contro le mafie. Erano ospiti d’onore le sindachesse di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole e di Rosarno, Elisabetta Rosa Tripodi, minacciate dalla criminalità organizzata, invitate dal sindaco e presidente dell’Anci Graziano Delrio. Il sindaco ha ricordato «il tributo di tutti coloro che hanno speso, e spendono, la vita per la democrazia e la legalità. Noi pensiamo che i nuovi invasori siano le mafie. Le mafie che attagliano i capelli a una ragazzina per intimidire il padre, le mafie che sciolgono nell’acido una donna che li ha smascherati. Ecco i nuovi nazisti. Ed ecco i nuovi partigiani: persone normali, una sindaca farmacista, una sindaca biologa, un collaboratore di un giornale locale come Giovanni Tizian, magistrati, preti e sindacalisti che non ci stanno. E anche noi: non ci stiamo».
Sono intervenute la presidente della Provincia, Sonia Masini e la vicepresidente dell’Anpi, Fiorella Ferrarini. Ha portato il proprio saluto il sindaco di Cutro, Salvatore Migale. Fra le autorità, il prefetto Antonella De Miro. Girasole ha detto: «Qui oggi rappresentiamo la Calabria libera dalle organizzazioni malavitose, dalla malapolitca, dal malaffare, dal clientelismo. La vogliamo libera anche dalla rassegnazione della nostra gente. Quando abbiamo abbandonato le nostre professioni e ci siamo dedicate alla comunità, sicuramente non pensavamo di scatenare tante brutte reazioni. Abbiamo semplicemente applicato le regole».
E Tripodi: «Non ci sentiamo donne coraggio, siamo donne normali, persone che hanno messo le loro capacità al servizio della nostra comunità. Chi in Italia fa il proprio dovere non dovrebbe diventare un simbolo».
La Masini ha ringraziato De Miro: «Una donna coraggiosa e vera, che non vuole essere un’eroina, ma ci sta insegnando che nell’amministrazione pubblica ci sono persone oneste che compiono il proprio dovere, e solo per questo possono essere minacciate. Noi vogliamo essere come lei e come tanti altri funzionari pubblici onesti, che non piegano la testa».

In 15mila al Museo Cervi: “Traditore chi scelse Salò”


UNA festa. Una grande festa di popolo con famiglie, bambini arrampicati sulle spalle dei genitori, ragazzi e anziani. Un momento per restare uniti e sorridere. Per sorridere e ricordare quando, il 25 aprile del 1945 l'Italia fu liberata dal giogo nazista. Una giornata per riflettere sul significato che anche oggi riveste la Resistenza, non più contro un dominio straniero, ma contro qualsiasi potere miri a limitare la libertà, a soffocare la legalità e sottomettere gli ultimi. Tutto questo, e molto di più è stato l'appuntamento di ieri a Casa Cervi. Per chi non abbia vissuto gli anni della battaglia partigiana culminata con la liberazione 68 anni fa, non è facile descrivere con semplici parole il clima che si respirava ieri sul prato di Campegine, lo stesso pratro che i sette fratelli avevano coltivato prima di essere giustiziati. Però non si corre il rischio di sbagliare dicendo che i valori che mossero coloro che lottarono per la libertà sono ancora più che mai vivi e le più di 15mila persone che nel corso della giornata sono passate da Casa Cervi stanno lì a dimostrarlo. La giornata della Liberazione è iniziata ieri mattina con il commovente incontro tra Placido e Angelo Rizzotto, nipoti di Placido Rizzotto, e Gelindo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli Cervi. Sul palco in loro compagnia è salita loro Mara Fonti, madre del giornalista antimafia Giovanni Tizian. Gli appuntamenti sono proseguiti alle 13.30 quando l'affollato prato davanti al palco è stato riscaldato dal folk di Mara Redeghieri, ex cantante degli Ustmamò. Poi una pausa per pranzare e alle 15, a intrattenere il pubblico ci ha pensato Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter, assassinato il 28 maggio 1980 dal gruppo di estrema sinistra "Brigata XXVIII maggio". A seguire, è stato il turno del giornalista Corradino Mineo, molto applaudito dal pubblico. "Dire che chi si appropria della Resistenza divide l'Italia è una mistificazione storica – ha detto in un passaggio il direttore di rete – Badoglio e il Re furno definiti traditori della nazione ed era vero. Ma anche chi scelse la Reppublica di Salò lo fu". Durante tutta la giornata il ricordo delle imprese partigiane si è intervallato con l'attualità. In molti interventi dal palco si è fatto riferimento alla lotta alle mafie, alla corruzzione dilagante nella politica e alla necessità che la giustizia possa essere messa nelle condizioni di smascherare i comportamenti illeciti. A metà pomeriggio la musica è diventata assoluta protagonista con l'emozionante e commovente esibizione del cantante Simone Cristicchi e del coro dei minatori di Santa Fiora. Il pubblico ha accompagnato battendo le mani i canti popolari ed è andato in visibilio nel momento in cui è stata proposta "Bella Ciao". Terminato il concerto a sorpresa è comparso sul palco un ospite inatteso: Vinicio Capossela che ha cantato un brano accompagnandosi con la chitarra acustica.
A chiudere gli interventi ci ha pensato il partigiano Germano Nicolini, nome di battaglia "il Diavolo". Per la serie 93 anni e non sentirli il vecchio comandante è stato per un'ora l'autentico mattatore della festa, ricevendo applausi.

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