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Caritas. La povertà diventa cronica, ma calano i contatti al centro d'ascolto
E' maschio, anziano e solo: ecco l'identikit del reggiano che chiede aiuto alla diocesi

di Marco Barbieri

REGGIO EMILIA (10 giugno 2012) - Il Centro di ascolto diocesano nel 2011 ha incontrato 1.414 persone. Un calo del 20% rispetto al 2010. Ma questo uno significa che la povertà stia abbandonando la nostra città perché, a fronte di questa diminuzione, si riscontra un cronicizzarsi dei casi di sofferenza già noti alla Caritas. Questo è solo uno dei moltissimi dati emersi dalle presentazione dei dati sulle povertà del 2011.

NUOVI POVERI

Un primo dato significativo per comprendere meglio questo fenomeno e? quello relativo alla percentuale di persone nuove incontrate nel corso dell’anno. C'è una sostanziale parita? fra quelle che si sono rivolte al centro d’ascolto per la prima volta nel 2011 e coloro che invece erano stato incontrate e conosciute negli anni precedenti. Da un lato sono diminuite le persone nuove, i cosiddetti nuovi poveri, dall’altro sono aumentate, anche numericamente, le persone che vivono una situazione di poverta? cronica la quale richiede interventi prolungati nel tempo, spesso non definitivi ma, soprattutto in un momento di forte crisi economica come quello attuale, volti a fornire assistenza senza una progettualita? risolutiva dello stato di bisogno.
Al numero totale vanno poi sommati altri famigliari che dipendono dal punto di vista economico dalla persona che si rivolge al Centro d’Ascolto, quindi complessivamente, tra coloro che sono stati ascoltati e i famigliari a carico, i progetti del Centro d’Ascolto hanno interessato circa 2.500 persone.

UOMINI, L'ANELLO DEBOLE


Nel 2011 abbiamo la presenza maschile al centro per l'ascolto si attesta attorno al 60%. Possiamo quindi ipotizzare che la diminuzione nel totale abbia interessato in modo uniforme sia la componente maschile che quella femminile.
Confrontando il dato relativo all’eta? nel 2011 con quello dell’anno precedente, si nota che, mentre nel 2010 avevamo assistito a uno spostamento verso l’alto dell’eta? media, con una crescita di tutte le fasce sopra i 35 anni, in quello successivo c'è sia una conferma di tale andamento, che, al tempo stesso, una risalita della fascia dai 19 ai 24 anni. Una prima risposta puo? essere quella che a incidere su questa distribuzione sia stata l’esperienza di accoglienza dei profughi provenienti da Lampedusa. Incrociando invece l’eta? con la cittadinanza vediamo che la fascia piu? anziana e? maggiormente rappresentata dagli italiani, mentre gli stranieri si collocano principalmente nelle fasce più basse.

CALANO GLI STRANIERI


Nel 2011, in controtendenza rispetto al 2010, gli stranieri diminuiscono di 350 unita? (-23,4%), mentre gli italiani salgono di poche unita?, ma in un quadro generale di decrescita delle persone incontrate segnano un aumento percentuale molto significativo (passano dal 13,5% al 17,2%).
La riduzione della componente straniera ci aiuta a spiegare quasi interamente la decrescita generale delle persone incontrate nel 2011, visto che scende di 347 unita?, in presenza di una diminuzione generale di 361. Fra gli stranieri rimane alto il numero di coloro che non possiedono un permesso di soggiorno (408 persone). Da notare che scendono di alcuni punti percentuali coloro che invece possiedono un permesso di soggiorno, passando dal 44,0% al 41,7%, perdendo ben 185 unita?.

AUMENTANO I SENZA CASA

Nel 2011 si registra un aumento considerevole in termini percentuali delle persone senza fissa dimora che passano dal 21,2% al 25,6% (362 unita?). Al contrario diminuiscono proporzionalmente coloro che dicono di avere un alloggio anche se precario con altre persone (passando dal 77,9% al 73,3%).
Delle 1.036 persone che dichiarano di avere un domicilio, la stragrande maggioranza e? all’interno del territorio provinciale, e ad esse si affiancano un numero significativo di individui che invece si rivolgono al Centro d’Ascolto diocesano per usufruire di determinati servizi pur continuando a dimorare su altre province, come ad esempio Modena e Parma.
Rispetto al tipo di possesso del luogo di dimora, il panorama e? abbastanza ampio, si va da
coloro che hanno un affitto con privati (341, pari al 76,3%), un alloggio in condivisione gratuita da parenti o amici (61 pari al 13,6%) o una casa che gli e? stata assegnata da un ente pubblico (19 persone pari al 4,3%). Fra queste persone sono 26 quelle che dichiarato di possedere l’immobile in cui alloggiano (in calo rispetto all’anno precedente di 11 unita?). Oltre la meta? di esse hanno dichiarato di aver contratto un mutuo per l’acquisto dello stesso che va dai 500 ai 1.000 euro.

SALGONO I DISOCCUPATI

La contrazione del mercato del lavoro sul nostro territorio cosi? come in tutto il Paese ha ripercussioni anche sulla condizione occupazionale delle persone incontrate. Nel 2011 sale il numero dei disoccupati che passano da 814 a 858 unita? (con un aumento di oltre 10%).

CRISI FAMILIARI, CAUSA DI POVERTA'

In aumento al Centro per l'ascolto sono le famiglie monogenitoriali in cui puo? esservi stata una frattura famigliare, sfociata in una separazione (70 persone pari al 5%), o un divorzio (79 persone
pari al 5,6%) o in cui vi e? stato il decesso del coniuge (95 persone pari al 6,7%). Si puo? quindi sostenere che rimane forte il collegamento fra l’essere in uno stato di poverta? ed avere alle spalle una frattura famigliare di qualunque tipo essa sia.
Se prendiamo in considerazione solamente gli italiani vediamo una distribuzione nettamente diversa dal dato generale. Infatti delle 243 persone incontrate quasi la meta? dichiarano di essere “celibi/nubili” (118 persone pari al 48,6%), mentre una su tre presenta una frattura famigliare sfociata in un divorzio o una separazione (66 persone pari al 27,2%). Solamente una su cinque (51 persone pari al 20,1%) dichiara di essere coniugata (contro il 44,5% del dato generale), manifestando come laddove non c’e? una famiglia e? piu? facile cadere nella poverta?.
Fra le persone coniugate solamente una su tre dichiara di vivere con il proprio coniuge.

IL DRAMMA ECONOMICO

Fra le 1.414 persone incontrate emergono principalmente bisogni di tipo economico (788 situazioni) e di tipo occupazionale (630 situazioni) in linea con quanto riscontrato l’anno precedente. Seguono poi problematiche di tipo abitativo (313 situazioni) e difficolta? legate al percorso migratorio compiuto dalle persone incontrate (243 persone). A poca distanza si collocano coloro che riportano una difficolta? marcata nella conoscenza della lingua italiana (203 persone). Seguono poi bisogni di carattere famigliare, maggiormente presenti fra gli italiani (come gia? evidenziato in precedenza) che evidenziano come spesso in seguito a una separazione o un divorzio si ingenerino altri problemi ben piu? gravi nella cura dei figli.
L’analisi delle microvoci piu? significative mette in luce ulteriori aspetti che confermano che il piu? delle volte la poverta? non e? unidimensionale (cioe? solo economica, solo relazionale o solo sanitaria), ma frutto di un mix fra diverse carenze, materiali, relazionali, sanitarie.

CIBO E CASA SONO LE PRIORITA'

Nel corso del 2011 sono state complessivamente 2.009 le richieste avanzate al Centro d’ascolto delle poverta?. Una parte consistente di esse, 1.458 ha riguardato beni di tipo materiale, in particolare l’accesso al servizio mensa che e? stato domandato 1.308 volte. Sempre all’interno della stessa macro voce, un dato rilevante e? stato quello relativo alla richiesta di viveri a domicilio (51 nel 2011). La macro voce successiva in ordine di importanza e? quella relativa alla richiesta di accoglienza (342 volte), nella quale spesso si e? trattato della ricerca di un posto letto in emergenza (241 volte) e non di una accoglienza a lungo termine.
Scorrendo ancora l’elenco troviamo i sussidi economici (66 volte), rivolti principalmente al pagamento di utenze o spese sanitarie. Un capitolo importante, anche se di entita? minore rispetto agli altri, e? quello sanitario in senso stretto, frutto della collaborazione con l’ambulatorio adiacente al Centro d’ascolto (107 volte). Si e? trattato principalmente di poter usufruire di farmaci non mutuabili o visite specialistiche importanti per lo stato di salute della persona (70 volte).

LA RISPOSTA DELLA CARITAS

Gli interventi della Caritas messi in atto per accompagnare le persone incontrate sono stati 1.518. Anche su questo versante, cosi? come era stato per le richieste, la parte piu? importante la rivestono i beni materiali (1.267 volte), al cui interno la voce principale sono le tessere emesse per l’accesso alla mensa (1.193). Seguono poi gli orientamenti ai servizi del territorio (74 volte) con particolare riferimento a quelli ai servizi sociosanitari (54 volte). Una settantina di volte si e? fornita accoglienza alle persone incontrate, il piu? delle volte attraverso il dormitorio o altre strutture di prima accoglienza per donne e bambini. Anche gli interventi sanitari hanno avuto una particolare intensita? (67 volte), questo e? principalmente legato alla richiesta di farmaci, di esami clinici o di inserimento nel progetto protesi dentarie in collaborazione con l’Istituto Galvani.

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