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Giallo a Reggio: 20 anni dopo il delitto del medico sorpresa tra chi conosce l'indagato

Ex vigilessa: “Non era un Rambo: restò in auto mentre io e un’altra intervenivamo armate”

REGGIO EMILIA (27 aprile 2012) - Sorpresa, ma soprattutto incredulità: sono le reazioni di chi ha conosce o ha conosciuto Pietro Fontanesi, l’ex vigile urbano che a 65 anni, e a 20 anni dall’omicidio del dottor Carlo Rombaldi, si è trovato indagato per quel misterioso assassinio. I sospetti su di lui, da quel poco è filtrato, si sarebbero delineati per via di una calibro 38 special che all’epoca dell’omicidio, nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1992, il vigile deteneva, oltre alla pistola d’ordinanza. Dei proiettili recuperati dalla polizia sul posto, perduti, restano sole delle foto, il che rende difficilissimo, se non impossibile, capire se siano stati sparati dalla calibro 38 del vigile, vicino di casa di Rombaldi. Esprime sorpresa e incredulità don Fabrizio Crotti, parroco di Santo Stefano, dove Fontanesi, ogni sabato, e a volte la domenica, serve messa e fa le letture, come fa anche nel vicino convento dei Servi di Maria e nella sua parrocchia, al Carrozzone.
Una ex collega racconta: «Un uomo mite e tranquillo, faceva lavoro d’ufficio, o portava le notifiche. Non era un “Rambo”. Una volta ci fu un allarme per un presunto accoltellamento ai giardini. Andammo in tre: lui alla guida, io e una collega. Si fermò davanti al Diana, noi scendemmo, armate, e quando gli chiedemmo perché non venisse con noi, rispose che restava per mantenere i collegamenti con il comando». Difficile immaginare che abbia ucciso un uomo per un litigio.

COLD CASE A REGGIO EMILIA - C'è una svolta nell’inchiesta sull’omicidio del medico Carlo Rombaldi, ucciso davanti alla sua abitazione di via Filzi vent’anni fa. I sospetti sull’autore dell’assassinio cadono su un ex agente della polizia municipale, un reggiano di 65 anni, che allora viveva nel quartiere. L’uomo è stato iscritto dalla procura reggiana nel registro degli indagati. Sentito nei giorni scorsi dal pm Maria Rita Pantani, si è detto innocente e all’oscuro di tutto: su di lui pende l’accusa di omicidio volontario. A darne notizia, ieri sera, TeleReggio.
Rombaldi, che faceva il chirurgo all’ospedale Santa Maria Nuova, venne freddato davanti al suo garage nella notte, tra il 7 e l’8 maggio 1992. Aveva 41 anni: sposato e padre di due figli, quella sera era uscito dal lavoro ed era andato fuori a cena con i colleghi. Poi aveva fatto rientro nella sua abitazione in via Filzi 7. Rombaldi è stato trovato riverso a terra, in fin di vita, l’auto parcheggiata nel garage. Il medico fu portato in ospedale, dove morì pochi minuti dopo l’arrivo.
Le indagini, coordinate dall’allora procuratore Elio Bevilacqua e condotte dalla squadra mobile reggiana, non approdarono ad alcuna conclusione. Poi l’elemento che ha portato a riaprire il caso: una pistola 38 special, compatibile con quella usata dall’assassino. Quella stessa pistola alcuni anni fa è stata denunciata in questura. Gli inquirenti sono risaliti a chi l’aveva venduta, il 65enne reggiano ora indagato. L’uomo, che non aveva mai denuciato l’arma, è stato iscritto nel registro. Si sta cercando di ricostruire quello che è avvenuto quella notte, anche ascoltando nuove testimonianze: forse c’è stata una accesa lite tra la vittima e il suo assassino. L’ex vigile urbano, difeso dall’avvocato Giovanni Tarquini, è già stato sentito dalla polizia: nega di aver ucciso Rombaldi. «Sta vivendo queste accuse come un vero e proprio dramma», ci dice il legale.

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