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economia

Crisi e sistema cooperativo. Il presidente Casoli: credit crunch rallenta Unieco

Il futuro: ambiente e grandi infrastrutture

di Pierluigi Ghiggini


REGGIO EMILIA (24 aprile 2012) -
Nell'anno più duro della Grande Crisi, Unieco sceglie di difendere gli investimenti, cioè il futuro dell’azienda. Il presidente Mauro Casoli annuncia la decisione di rallentare i cantieri per fronteggiare la crisi di liquidità che investe il sistema economico. Sacrifici per andare avanti nella grande alleanza con Cmr Carpi ("Ma non una fusione a freddo"), nei settori infrastrutture e ambiente, nell’attcco ai mercati esteri.

Presidente Casoli, com’è andato il 2011 di Unieco?

Avevamo ipotizzato un risultato netto di sei-sette milioni e chiuderemo il bilancio con questo risultato, forse con un piccolo miglioramento.

E il 2012?

Almeno per ora non registriamo sorprese particolari, tuttavia la carenza di liquidità sul mercato probabilmente ci costringerà rallentare la crescita prevista nel budget 2012  che fissa un giro d’affari a 680 milioni di euro.

Perchè?

Di fronte all’incapacità dei nostri clienti, pubblici e privati che siano, di onorare i propri impegni, dovremmo continuare a lavorare senza incassare, quindi dovremmo chiedere i soldi alle banche, che come è noto fanno molta fatica a erogare il credito. Questa spirale ci costringerebbe a rinviare  i pagamenti ai nostri fornitori che sono già in difficoltà, con il rischio di strozzarli. Naturalmente non vogliamo farlo. L’altra alternativa sarebbe rallentare gli investimenti per lo sviluppo, ma non vogliamo neppure questo. Quindi la strada per mantenere gli investimenti è rallentare l’attività corrente.

Cosa significa, in concreto?


Quando presentiamo uno stato di avanzamento lavori, se il cliente non paga fermiamo il cantiere. In un anno i tempi medi di incasso sono passati da duecentodieci a trecento giorni. Oggi chi opera nei settori a forte domanda interna è esposto ai rischi della carenza di liquidità, quindi abbiamo il dovere di rallentare gli impegni correnti. Ma, tengo a sottolinearlo, non è un problema di solidità aziendale.

A quanto ammonta il vostro patrimonio netto?


Trecento milioni di euro. Alla Bocconi ho imparato che quando il rapporto tra patrimonio e debiti onerosi è 1:1, l’azienda va bene. Noi fortunatamente siamo sotto l’1.

Rallentare l’attività corrente significa anche cassa integrazione?

Ci sarà la cassa integrazione, sia pur contenuta, e ci saranno anche i contratti di solidarietà: noi soci dobbiamo essere i primi a dare l’esempio. Ripeto: siamo di fronte a una crisi di liquidità del sistema di eccezionale durata, e non arrivano segnali confortanti né dalle banche né dal governo sul fronte della politica economica. I nostri sacrifici serviranno a sostenere gli investimenti. Comunque sarà un rallentamento oserei dire “da signori”: una crescita leggermente inferiore al previsto, grazie al fatto che abbiamo i conti in ordine ed è in atto un grosso sforzo di riposizionamento strategico, con scelte scelte coraggiose anche per esternalizzare attività che da soli non sappiamo rendere remunerative. Questa crisi è sinonimo di cambiamento, e dobbiamo attrezzarci per cogliere le opportunità cambiando prima di tutto noi stessi.

E gli investimenti? Su quali settori puntate?

Per noi sono fondamentali l’ambiente, le infrastrutture, le grandi opere in project financing, le concessioni autostradali. Oggi, per esempio, siamo sulla Bre-Be-Mi, la Broni-Mortara e in generale su tutto il sistema autostradale lombardo. Siamo anche sulla Livorno-Civitavecchia e su diversi progetti di riqualificazione urbana, la cosiddetta “nuova immobiliare”.

Vale a dire?

Non più espansione dei volumi com’è avvenuto negli ultimi dieci anni, ma grandi progetti di riqualificazione, come il recupero di vecchi opifici.

E l’ambiente?

Per noi sono strategici il ciclo dei rifiuti, delle acque e la produzione di energia da rifiuti. Abbiamo una miriade di società in Piemonte, e anche in Toscana. Poche però in Emilia, contrariamente a quanto si pensa.

E’ la legge della concorrenza, i mercati bisogna andarseli a cercare.

Per questo puntiamo molto di più sull’estero: imprese come la nostra devono prepararsi a realizzare una fetta crescente di attività nei mercati esteri.

Quali?

Parliamo soprattutto dell’Est e del Nord Africa. Ma guardiamo anche al Centro-Sud America e gli Emirati Arabi. Anche noi andiamo dove ci sono i soldi. E andiamo con forti specializzazioni, ad esempio nel settore ferroviario con la Clf di Bologna e il suo gruppo.

A proposito di integrazioni. Mi parli dell’accordo con la Cmb di Carpi: nasce un nuovo colosso?

Abbiamo consolidato una collaborazione già in atto con il Consorzio Eureca.

Perchè la C e non la K?

Eureca vuol dire Europa-Reggio-Carpi. Per affrontare i nuovi mercati servono competenze e livelli dimensionali adeguati: ciò significa integrazioni fra aziende che hanno una natura proprietaria simile alla nostra. Per Unieco, Cmb, Coopsette, Cmc sono necessarie alleanze strategiche. Ma secondo noi è finita la stagione delle fusioni, che inevitabilmente fanno perdere per strada alcuni caratteri distintivi della cooperativa che ne hanno determinato il successo. Ecco perchè insieme a Cmb portiamo avanti l’idea del Grande Gruppo Cooperativo. E’ un approccio che va avanti anche con Cmc nella concessionaria della tangenziale esterna est di Milano, e col tempo potrà avere percorsi comuni con Coopsette. Dobbiamo evitare le classiche fusioni a freddo, per mantenere tutti le nostre positività e al tempo stesso mettere insieme le nostre caratteristiche migliori per fare cose nuove.

Quali risultati ha portato sinora questa strategia?


Con il Consorzio stabile Eureca ci siamo qualificati al livello massimo, vincendo il ponte dell’Expo a Milano e anche un importante lavoro ferroviario a Genova. Noi e Cmb, insieme a Cmc di Ravenna, al Ccc (Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, ndr) e ad altri soggetti finanziari  abbiamo costituito la società Holcoa che detiene il 25% della Sat, società dell’autostrada Tirrenica. Abbiamo creato anche Eureca international: è lo strumento per andare insieme nei nuovi mercati.

Presidente, lei parla di intese fra cooperative. Ma a Brescia realizzate un nuovo centro commerciale con Esselunga, vale a dire alleandovi con Bernardo Caprotti, l’autore di Falce e Carrello, in concorrenza con un ipercoop. Come la mettiamo?

Una cosa non esclude l’altra, non abbiamo mai escluso alleanze con i privati finalizzate a oggetti specifici. A Brescia siamo proprietari di un’area assieme a due imprese importanti. Abbiamo presentato un progetto per realizzare superfici direzionali e commerciali, e c’è un forte interesse di Esselunga. Nello stesso tempo su un’altra area un altro gruppo privato sta realizzando un progetto con le coop. Tutto qui. Unieco è un’impresa e si comporta come tale. D’altra parte posso dirle che tre mesi fa sono andato al teatro Manzoni di Milano alla presentazione del film di Tornatore su Caprotti, e non mi sono sentito affatto fuori posto. I problemi sulla stampa sono stati sollevati da un personaggio che ha un’area vicina al nuovo insediamento coop, ma è rimasto a bocca asciutta.

Unieco insieme a Caprotti, nemico giurato delle coop che hanno anche ottenuto anche la condanna del suo libro. L’Italia allora sta diventando un Paese normale?

Per me lo è da una vita. Se per ipotesi, il Parlamento fosse stato eletto sulla base dei voti espressi in Unieco probabilmente Berlusconi non sarebbe andato al potere, ma ciò non toglie che siamo un’impresa e che il mercato, naturalmente nel rispetto dei principi etici, non ha colore politico. Noi come Unieco lottiamo per far riconoscere il nostro valore.

Parliamo di penetrazione delle mafie nell’economia reggiana del Nord. Unieco si considera indenne, inattaccabile? Cosa fate per prevenire i rischi di infiltrazione?


E’ un problema che a quanto mi risulta non ci ha toccato direttamente: tuttavia è problema è reale, viene percepito in tutta la sua importanza e non possiamo sottrarci all’impegno di contrastare le mafie.

Come?


Sino a pochi anni fa, osservando il vecchio detto 'male non fare, paura non avere', ci sentivamo tranquilli. Oggi invece abbiamo capovolto il ragionamento e ci muoviamo in base allo slogan 'fare male, avere paura'.
Nel senso che bisogna 'avere paura' di essere infiltrati e contaminati. Sul piano pratico abbiamo attivato tutti i meccanismi per la selezione a monte di fornitori, partner e quant’altro. L’allarme riguarda tutte le aree del Paese, nessuno è immune per diritto divino e bisogna agire di conseguenza.

CASO CMR E PRESTITO SOCIALE - Il tempo delle fusioni è al tramonto, dice Mauro Casoli. Ma con delle eccezioni: l’aiuto contingente a cooperative 'sorelle' in difficoltà. Insomma, il soccorso rosso versione terzo millennio. Il problema riguarda in particolare la Orion di Cavriago e la Cmr di Reggiolo finita in concordato preventivo: Unieco è impegnata su entrambi i fronti perché - sottolinea Casoli - "nella responsabilità sociale di un’impresa come la nostra c’è anche il dovere di non restare indifferenti alle persone che perdono il posto di lavoro, ai prestatori e ai fornitori che rischiano di perdere i loro soldi".
E’ vero che Orion sarà assorbita da Unieco? "Vedremo. Intanto in Orion va avanti un percorso di ristrutturazione aziendale e ricostituzione di un gruppo dirigente, con sacrifici da parte dei lavoratori per far sì che la gestione caratteristica tenda all’equilibrio. Dopo giugno si deciderà: un’azienda non può solo sopravvivere, ma deve darsi delle prospettive. Vedremo se arrivare a un’integrazione, a un’articolazione diversa, o a un accompagnamento di Orion sul mercato. La precondizione è riportare in ordine il conto economico, la struttura, e togliere il fardello del vecchio settore immobiliare. Per questo Refincoop è intervenuta come socio sovventore".
E la Muratori Reggiolo? "Quello è un impegno è veramente importante. Si è dovuto intervenire con azioni per salvaguardare da un lato il lavoro, dall’altro i vari stakeholders e il prestito sociale. Io credo che questo impegno, questa sensibilità verso il bene comune, anche anche alla luce delle percentuali di pagamento previste dal concordato preventivo, vada quanto meno riconosciuta  al movimento cooperativo".
E il prestito sociale? Come fare perché non accada più un’altra Reggiolo? "Se n’è parlato tanto in questi anni, soprattutto dopo Argenta, e ora siamo in ritardo. Credo che in primo luogo i livelli del prestito sociale vadano riportati nella giusta dimensione. E’ sbagliato raggiungere livelli di prestito come alla Cmr: oltre una certa soglia devono diventare obbligatorie delle forme di garanzia a tutela del creditore, e comunque bisogna spiegare ai soci che il prestito è equity, cioè una forma di investimento con un certo margine di rischio".
 

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