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'Profumiera di Dio'
Il presidente Giorgo Napolitano usa Imprinting, Madonna è stata la prima star a indossare Chocolat, e fra i suoi clienti storici c’è anche Juan Carlos di Spagna. I suoi profumi hanno stregato nomi celebri dello spettacolo, della politica, dell’economia

di Pierluigi Ghiggini


REGGIO EMILIA -
Il presidente Giorgo Napolitano usa Imprinting, Madonna è stata la prima star a indossare Chocolat, e fra i suoi clienti storici c’è anche Juan Carlos di Spagna. I suoi profumi hanno stregato Sting, Patty Pravo, Monica Guerritore, Griminelli, dj Francesco e tanti altri nomi celebri dello spettacolo, della politica, dell’economia. Profumi che hanno conquistato tutto il mondo e oggi sono venduti in 36 paesi del mondo: «Questo è il premio più bello: svegliarsi al mattino e pensare quante persone oggi metteranno un tuo profumo, a quante riuscirai a donare un istante di gioia, di serenità».
Per molti reggiani il nome di Silvana Casoli è legato essenzialmente al negozio Il Profumo, gioiellino di via Emilia S. Pietro, l’unico di sua proprietà ,a anche il prototipo di un marchio diffuso in oltre 200 negozi in tutta Italia. In realtà come creatrice di profumi è certamente più famosa a New York, Londra, Parigi: una reggiana che ha conquistato un posto nell’elite mondiale degli odori e delle essenze perchè ha saputo cambiare la concezione stessa del profumo. Ideazioni che si adattano alla persona, radicate nella natura e di volta in volta evocano dimensioni della pelle, della terra, della memoria, dello spirito. Non a caso è la consulente di importanti santuari (come S. Antonio da Padova), ha realizzato i profumi per San Giacomo di Compostela e - come lei stessa ha rivelato per la prima volta al nosro giornale - ha creato un’acqua esclusivamente per Papa Ratzinger, su commissione dei palazzi vaticani.
Silvana Casoli, la profumiera di Dio? Lei è rimasta quella di sempre, riservata, disponibile, sorridente e priva di ogni alterigia. Continua a creare a getto continuo nel suo laboratorio olfattivo di piazza Fontanesi, e il suo mondo degli odori a molti metri sopra il cielo la mette al riparo dalle lusinghe dello star system.
Di certo, per Silvana Casoli è più consona la definizione di alchimista: una vocazione che a partire dagli studi in scienze naturali e dall’aromaterapia, l’ha portata a creare l’osmo-parfum che, appunto, l’ha resa celebre a livello mondiale.
Cos’è? Ce lo spiega nella sua casa-studio-laboratorio inondata di luce, che è anche l’archivio dinamico delle sue creazioni.
«La mia materia è alchemica perchè viene preparata per infusioni, con un lavoro che consiste non nel pesare ma nel lavorare a gocce, per sfumature e macerazioni anche di elementi inusuali e talvolta contrastanti - spiega - In questo modo sono riuscita a creare una simbiosi fra le mie creazioni e chi le riceve. Non copro mai l’odore della pelle, perchè questa è la nostra essenza più preziosa: noi comunichiamo con il nostro odore naturale. Questa è l’osmosi, processo che differenzia i miei profumi da tutti gli altri, che ho brevettato a livello internazionale e comporta l’impiego di essenze e preparati prevalentemente di origine vegetale, soprattutto non tossici. Già l’acol in sè è un materiale che irrita, per questo tendo a ridurne la presenza al minimo. Non utilizzo essenze animali, fatta eccezione per l’ambra, che del resto è una specie di calcolo espulso da un cetaceo: viene raccolta in Sri Lanka e nell’oceano indiano, poi pulita, ed essicata. e nell’arco di molto tempo diventa profumata. Io, poi, la macero col miele».
Studio, ricerca, sperimentazioni, lavoro incessante, creatività, ispirazione. Anche la forza di sfuggire alle tentazioni e mantenere le produzioni a livello artigianale. Ma tutto ciò non esisterebbe senza una straordinaria facoltà naturale: Silvana Casoli sa individuare un odore anche a grandi distanze. «E’ così - racconta - Pensi che Acqua di Mare, il mio profumo più gettonato in questo momento, è nato a Pontremoli. Mi avevano chiamato al convento dell’Annunziata e, quando sono scesa dall’auto all’Annunziata, lì ho sentito il vero odore del mare». A trenta chilometri di distanza.

COSI' E' NATO IL PROFUMO PER IL PAPA - Silvana Casoli ha avuto il privilegio di preparare il profumo personale per Papa Ratzinger. E’ accaduto non molto tempo fa, e la notizia non era mai trapelata. Per la profumiera-alchimista di Reggio è stata soprattutto un’esperienza umana eccezionale. Perchè il solo pensiero di creare qualcosa di unico per il Papa è una responsabilità da far tremare le vene e i polsi.
«Tutto è cominciato - racconta - quando a Santiago di Compostela mi hanno incaricato di preparare i profumi per il santuario, in occasione della visita del Papa. Ci ho ragionato sopra, mettendomi nei panni del pellegrino: così sono nati il Profumo di Fede, perchè si va a Compostela per confermare la fede o ritrovarla, e il Profumo di Speranza. Perchè il pellegrino cerca la speranza. La loro caratteristica è che entrambi contengono i fiori di Bach. Termino questo lavoro, il 6 novembre del 2010 Sua Santità è in visita a Compostela, gli presentano i profumi e lui li mostra al mondo». E’ già una grande soddisfazione, ma dopo quell’esperienza accade qualcosa di inaspettato: «Un giorno arrivano in studio due persone: sono del Vaticano - racconta ancora Silvana Casoli - e mi chiedono di preparare un profumo per Papa Ratzinger. Io accetto, e loro mi spiegano tutto: come vive, cosa mangia, le sue preferenze. Sapevano che io lavoro molto sulla memoria olfattiva. Inoltre mi raccomandano di non mettere nulla che abbia qualche riferimento a Cristo.
Così comincio a studiare, ad arrovellarmi, però non ce la faccio: quel compito immane mi manda in una crisi tremenda, mi blocco, non riesco a lavorare. Sono in preda all’ansia al punto che un giorno chiamo il Vaticano per annunciare che rinuncio alla commissione. Ma loro insistono, mi chiedono di non rinunciare e di preparare il profumo.
E’ stata veramente dura, ho passato momenti terribili - aggiunge - Un giorno però ho avuto un’illuminazione, come se si fosse aperta una finestra: ho capito che il Papa ha un odore pulito, e che un’essenza per lui deve essere qualcosa di leggero, qualcosa che richiama la pace. E ho preparato un’acqua profumata in cui lui solo possa ritrovarsi».
Eco com’è nato il profumo esclusivo per Benedetto XVI, con una lavorazione seguita minuto per minuto dall’autrice, anche nel laboratorio del suo chimico di fiducia, a Fellegara. Il classico “boccione” viene recapitato ai palazzi vaticani e, a quanto si sa, ha soddisfatto il destinatario.
Non conosceremo mai l’odore del profumo di papa Ratzinger, fatto solo per lui e che non sarà mai più riprodotto. Tuttavia siamo in grado di rivelarne per grandi linee la ricetta: «C’è la verbena, ci sono gli agrumi in onore dell’Italia, ci sono fiori e frutti e una sfumatura di tiglio: tutto quello che rende l’animo sereno. Alla fine è andato tutto bene - conclude la “profumiera di Dio”. Voglio sottolineare che non ho mai cercato determinati canali, però da dieci anni vengo incaricata dalla Basilica di S. Antonio da Padova di preparare le essenze per le messe di Pasqua. Qualche ragione ci sarà».

OLFATTO POTENTISSIMO E GRANDE MELA

Non ricordo quando ho scoperto questa vocazione. Ma ho sempre avuto il naso sensibile. Io sono nata a Villa Maria a Rivalta, in un posto meraviglioso, con la nonna materna che viveva a una certa distanza da casa nostra. A volte dicevo: mamma, portami dalla nonna perchè sta preparando le mele essicate. Lo percepivo con chiarezza , come tutti gli odori della natura anche a distanza. E’ un dono che non mi ha mai abbandonato. Papà lo aveva capito subito, e mi ha sempre sostenuto». Silvana Casoli spiega così il segreto grazie al quale è diventata una creatrice di essenze e di odori apprezzata in tutto il mondo.

Straordinario. Ma questa capacità di individuare gli odori è un dono, o piuttosto un fardello?

In certe situazioni fa soffrire tanto. Da un lato con questa sensibilità non hai schifo di nulla, perché l’odore è vita. Ma la sofferenza si prova quando avverti l’odore della morte e della rabbia. Anni fa ho svolto una consulenza per una cosa molto grave, lo stupro di una ragazza trovata dopo due giorni in uno studio professionale di Reggio. Da un po’ di tempo si sentiva in ascensore un odore particolare, la vittima lo ha ricordato subito però non ha accettato la prova del riconoscimento che per lei era sconvolgente. Così mi hanno contattato per individuare il colpevole, attraverso l’odore che aveva lasciato. In quella situazione mi ha guidato una confidenza di Franca Rame, che anche le aveva subito uno stupro: “Credimi - mi aveva detto - è sempre stato l’odore a non farmi dormire. Non te ne liberi mai”. La memoria olfattiva è potentissima: appena nati codifichiamo l’odore della mamma, i bachi da seta si sentono a otto-dieci chilometri di distanza. E, tornando allo stupratore, certe ghiandole si attivano nei maschi più prepotenti, emanano negatività e acidità tali che non puoi non codificarli. Gli odori ch amo di più? Il sottobosco, i muschi, gli odori della terra. Ma la città mi è indispensabile: io colgo nella città una natura che non si può immaginare. I fiori li guardo, li annuso ma li lavoro pochissimo: con la loro bellezza devono avere il loro percorso di vita. E non utilizzo mai una pianta nel pieno del suo ciclo vitale, piuttosto foglie cadute, polveri, cortecce. Infatti quest’anno mi sono iscritta ad Agraria: anch’io ho un percorso da concludere.

Allora torniamo al principio. Come ha cominciato?

Dopo la maturità seguo un corso di erboristeria a Parma. Faccio estetica, apro Herbes Jeunesse nel 1977 e lavoro sulla pelle. Intanto mi specializzo in cosmetologia all’università di Ferrara. Poi a Urbino: due anni di diploma universitario e mi specializzo in distillazione. Mi dedico all’aromaterapia come cura alternativa del corpo, realizzo molti prodotti poi torno alle origini, "alla nonna" .

Cioè?

Nel 1991 decido di aprire un piccolo laboratorio per realizzare la mia alchimia.

Il Profumo.

Appunto. Ma la città non era ancora pronta. Così il laboratorio diventa un negozio. Però continuo a sperimentare, mi convinco che il profumo che amiamo è legato alla vita quotidiana, alle nostre abitudini, a quello che mangiamo. Creo un test olfattivo per conoscere i bisogni delle persone, e mi rendo conto che l’unica casella barrata da tutte le mie clienti è quella del cioccolato. E così nel 1999 nasce il mio vero must, Chocolat. L’ho fatto con spirito consolatorio, poi Chocolat ha virato in tutti i sensi: è diventato un modo
per identificarsi, un richiamo afrodisiaco, un simbolo e un riconoscimento per chi lo indossa. E’ veramente arrogante, tanto che ho dovuto farne una famiglia: l’ultima figlia si chiama Bambola.

E fu il successo...

Invece fu un grande dolore, perchè le ragazze lo bocciarono. Poi è successo che un violinista di passaggio a Reggio per un concerto al Municipale entra in negozio alla ricerca di qualcosa di italiano da portare a New York, e compra Chocolat. Lo acquista, lo ama e lo porta da Takashimaya, lo store vicino a Tiffany. Siamo nel 1999.  Takashimaya lo capisce, ne chiede alcuni pezzi e da lì che comincia il successo: Chocolat parte da New York, non da Reggio.

Anche questa è a suo modo una storia di emigrazione...


...Poi c’è stato il secondo exploit a Londra da Fortune & Manson, e via via il mio profumo ha iniziato a camminare nel mondo. Poi naturalmente è arrivato Chocolat amaro per uomo e Chocolat frais col melograno. E ora, come dicevo, è nata Bambola. Ancora adesso, dopo tanti anni, mantengo una produzione semiartigianale, nel laboratorio di Fellegara, e sorvegliata da me. Non ho mai ceduto alle logiche dello stock.

IL PROFUMO COME MANIFESTO POLITICO
Il cibo, il lavoro, i popoli, la fatica e la gioia di vivere. C è da tempo una ricerca non solo olfattiva, ma sociologica, dietro le creazioni di Silvana Casoli. E se Cafè Vert, un grande successo all’estero, nasce dai grani acerbi del caffè in una macerazione con miele e pompelmo, Touaregh è il frutto degli incontri con il popolo del deserto: «Ho usato materiali poco conosciuti, come il melone del deserto, per un profumo che contenesse l’odore di lui di ritorno da un viaggio».
Pioggia Salata, altra creazione straordinaria, è il profumo della maturità ed è in fondo un atto di ribellione. «Ho un grande rispetto per il lavoro delle donne, e ho visto in giro per il mondo le loro fatiche non umane nelle saline - spiega - Per questo ho voluto realizzare qualcosa che ricordasse sempre la forza delle donne. Ho scelto i sali di sei parti del mondo: il Portogallo per l’odore della viola, la Francia per l’oleandro, il Messico per l’ibiscus. Poi vanno tutti macerati con altre essenze e legni, tutti ingredienti che ricordano il lavoro delle donne». In un certo senso, un profumo come trattato politico: «Lo sfruttamento è insopportabile, per questo - aggiunge - Ed è la ragione per cui scelgo sempre cooperative femminili per produrre le mie essenze. In Russia una ragazza era felice di questo lavoro perché, mi disse, avrebbe potuto comprarsi lo yogurt...».
Dalla ricerca sulle abitudini e sul cibo, dalla forza della memoria olfattiva, Silvana Casoli a un certo punto ha avuto il coraggio di andare oltre per esplorare una dimensione canonicamente estranea al profumo: quella delle sorti collettive, in cui si specchia un mondo che non può essere accettato supinamente com’è.
E anche dietro Santal Rouge, l’osmo-parfum per eccellenza, c’è una storia significativa: «Il sandalo è una pianta nobile, da sempre ispira poeti e artisti, e l’ho scelto perchè non è legato alle mode. Ma ho voluto lavorarne un certo tipo del Suriname, in particolare la polvere della corteccia e le bacche, mai utilizzate prima in profumeria: ho scoperto che quelle bacche erano il cibo che permetteva agli schiavi di sopravvivere e che loro usavano come rosari di preghiera».
E pochi giorni fa proprio Santal Rouge, nel corso di Scent of Night 2012 a Bologna,  ha ricevuto la palma  di profumo maschile di nicchia dell'anno con il premio internazionale dell'Accademia del Profumo.
 

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